Un mini racconto trovato per caso nell'armadio dei vecchi scritti:
LUCE
La notte non gli aveva svelato nulla e il percorso casa–lavoro lo vedeva spettatore da zapping.
Entrò nel primo bar a dissetarsi, poche persone distratte e un barista preda e predone.
Lo sguardo obliquo degli avventori lo metteva a disagio, una lama fredda attraversò la sua anima.
Non poté fare a meno di voltarsi e vedere due mani raccogliere un viso, sicuramente sofferente, le toccò le mani quasi a schiudere quel fiore di carne e vide un viso piangente, delicato e tagliato.
La ragazza non disse nulla ma un piccolo lampo d’intensa forza lo prese, mano nella mano uscirono dal locale fendendo la brezza leggera improvvisa, quasi a sospingerli .
Questa situazione improvvisa lo spaventava ma al tempo stesso lo incuriosiva .
Avvolti dal fiume di odori, suoni e visioni incrociavano vie e piazze, era impresa non facile, ma lei dove lo stava portando?
Non una parola era uscita da quelle labbra serrate, l’unica cosa che li legava erano gli sguardi che lo trattenevano dallo scappare da un’altra parte .
Scorribande motorizzate di giovani ribelli e frasi sguaiate all’indirizzo di clown sgambettanti e luccicanti, il circo della vita aveva assoldato tutti loro.
Ora, era la volta di bottiglie lanciate all’indirizzo degli esclusi, quelli che non hanno saputo aspettare oppure hanno già visto tutto ed ora si girano dall’altra parte.
Il giorno dopo, forse, non avrebbe ricordato più quel viso, un volto tra tanti, giovane ma consapevole del suo passato.
La città vitale che scopriva aveva un sentore diverso, il loro vagare incerto o questo a lui sembrava, lo vertiginavano.
Una città mai ferma, dietro un angolo dei lampeggianti li sorpresero, draghi moderni passeggiavano sugli orli della strada, al loro transito i viali riprendevano la loro aristocratica dignità accumulatasi dal passaggio di generazioni di viandanti.
Poi un urlo lacerante distolse lo sguardo dallo spettacolo affascinante, li fece tornare alla drammatica realtà di un ragazzo bisognoso d’aiuto, vittima soprattutto di se stesso e del suo rifiuto alla mediocrità quotidiana .
La ragazza lasciò la presa e lui si ritrovò perso e pianse un pianto fanciullo come quella volta della spiaggia solo tra mille senza figure conosciute, ma solo per un attimo, poi le stesse mani lo riportarono a giro .
Non aveva ancora capito il senso di tutto questo.
Ma lo stesso sguardo dell’inizio lo convinse a continuare questa follia notturna.
Una fontana li dissetò e poi fermando l’acqua con un dito si divertirono a bagnare tutto, all’interno di quel bagnato dichiararono il libero stato della notte, ma una macchina valicò i confini e interruppe sul nascere ogni loro velleità.
Una chitarra, note alla luna, ragazzi cantanti, spassionato amore, birra calda, urla cafone, risa infantili, gocce d’acqua, visi confusi, ora senza corazza corse a perdifiato, si girò e non trovò più quella ragazza di cui non conosceva il nome e veramente non riusciva neanche a percepire il suo viso, il suo odore, la luce nei suoi occhi ...questa luce che da fastidio, una luce sospesa……
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